Turismo enogastronomico. Motore dell’Italia? Sì, forse…dipende…

Turismo enogastronomico. Saranno il cibo e il vino, a salvarci? Sì, no, forse.
Il Bel Paese, con i suoi 49 siti Unesco, guida la classifica dei paesi che vantano siti Patrimonio dell’Umanità.
Ma in realtà, non è solo l’Italia delle chiese, dei musei, dei siti archeologici che attira i visitatori.
L’Italia è un museo a cielo aperto: dalle grandi città sino ai borghi più riposti, non esiste località che non vanti il suo preziosismo, magari piccolo: insignificante ai nostri occhi viziati, interessantissimo per visitatori stranieri, che vivono in paesi con molta geografia ma poca storia. E ogni borgo ha anche la sua specialità gastronomica, la sua fiera, la sua sagra, la sua festa, il suo Santo Patrono.
L’Italia attrae per quella “dolce vita” che, al netto delle difficoltà che il paese sta affrontando, pare permeare l’immaginario dei visitatori.
La bella vita è un insieme di abitudini collettive, il caffè e il cappuccino, l’attenzione con cui scegliamo il cibo, le verdure, la frutta di stagione; i mercati alimentari, le fiere di paese, le sagre, la gastronomia e il vino.
Un recente rapporto Google ci dice che cucina italiana è top trend nelle ricerche di cucine tradizionali. Insomma, il cibo e il vino sono destinati a salvarci?

Turismo enogastronomico: il contributo delle nuove tecnologie

I turisti resteranno ancora affascinati dalle nostre proposte enogastronomiche? Continueranno a volersi godere un po’ del nostro “saper vivere”? Una cosa va detta: non esiste altro paese al mondo con una varietà di ricette tradizionali pari alla nostra. La spiegazione è semplice. Siamo uno Stato da poco più di cent’anni e un Nazione ancora non la siamo: questo significa che questo nostro paese, diviso in ducati, principati, contee, possedimenti, domini, ha acquisito e conservato tradizioni, ingredienti, ricette che sono molto diversificati.
La cucina della Val d’Aosta non assomiglia in nulla a quella della Sicilia, ma nemmeno a quella della Liguria.
Il turismo enogastronomico in Italia è una specie di giro del mondo, perché molte delle nostre tradizioni le abbiamo importate dai vicini, specialmente Francia e Spagna, e da visitatori da lontano, specialmente dai paesi del Basso Mediterraneo e del Medio Oriente. Detto questo, continueremo a mantenere questo primato? Probabilmente sì, ma sono necessarie, secondo il recente Forum di Grinzane Cavour, alcune innovazioni che ancora stentano a partire. Per esempio, l’entrata globale nel web 2.0 di tutto il patrimonio enogastronomico italiano. In secondo luogo, la necessità di trovare nuove formule per attrarre i visitatori, espandere le loro esperienze, invogliarli grazie alle nuove tecnologie, far loro vivere, ancor prima della prenotazione, l’esperienza Italia. Lo storytelling digitale, le app, le nuove possibilità offerte da realtà aumentata e virtuale dovrebbero essere sposate con più entusiasmo perché è anche su questo che ci dovremo confrontare con la concorrenza europea, più avanzata in questo nuovo modo di fare marketing e creare una customer experience che nasca ancora prima dell’esperienza “viva” stessa.