Cibi trend decennio 2010-2019. I big 5, dall’industria al bio

Cibi trend decennio 2010-2019. Immancabile, alla fine di un decennio, un bilancio di quali alimenti, prima disconosciuti o sconosciuti del tutto, hanno preso campo e sono diventati popolari negli ultimi dieci anni. Le novità che hanno caratterizzato gli anni passati, come le” ultimissime” di dicembre 2019. Non è un esercizio di stile, perché ci suggerisce macro-tendenze che vedremo svilupparsi ulteriormente nei prossimi dieci anni.

Cibi trend decennio 2010-2019. Bio, naturale, free from plastic

Incominciamo dalla parola bio. Il cibo biologico vero, prima ad alto costo, ha fatto il suo ingresso anche negli scaffali degli hard discount: un’intelligente politica di acquisizione da piccoli produttori ha reso possibile la filiera corta e la vendita a prezzi più che abbordabili. Alcuni dei cibi bio degli hard discount italiani, per esempio il Lidl (campione di qualità nella sua fascia), hanno portato all’attenzione di un pubblico interessato più al prezzo che al biologico, una gamma di cibi, specialmente frutta e verdura davvero squisiti. Il bio è certificato da CCPB. Cosa si chiede ad un alimento perché sia certificato “bio”? Vediamo per esempio la filiera delle uova: provengono da galline nutrite con mangimi sani, non malate e non imbottite di medicinali, allevate a terra e all’aperto, a basso rischio di contatto con agenti nocivi. Gli allevamenti non prevedono lo sfruttamento intensivo e disumano dell’animale e sono soggetti a maggiori controlli. Le uova bio sono caratterizzate dalla stampigliatura 0 sul guscio. Lidl, per esempio, le vende solo in confezioni di cartone, aderendo quindi alla seconda tendenza, che abbiamo visto affacciarsi nel 2019 e che si imporrà prepotentemente nel 2020: l’abbandono, almeno parziale, della plastica. In arrivo dalla Germania anche le uova “etiche” che garantiscono che i pulcini maschi non vengano orrendamente uccisi in massa. L’iniziativa italiana è della Coop: il progetto “Salviamo il pulcino maschio”, è stata portato avanti sulla scia delle proteste animaliste. Il progetto non è ancora completato e i consumatori ancora attendono le etichettature “etiche”. In sostanza, il progetto prevede una garanzia concordata e sottoscritta coi fornitori: verranno acquistati pulcini destinati a divenire galline ovaiole solo se gli individui maschi della stessa covata saranno allevati fino all’età adulta.

Il vino naturale

Un dibattito che ha scosso la comunità vitivinicola, di tutto il mondo. I vini naturali sono quelli che richiedono un intervento minimo dell’enologo. Dalla vigna alla cantina il vino, senza alcun intervento chimico, viene educato e curato, per esempio con apposite e calibrate potature e il lavoro di fermentazione in cantina, perché il grappolo possa esprimere al meglio le proprie qualità, senza interventi artificiosi. Quella del vino naturale è una scelta che ha lanciato molte start up di giovani appassionati. Quanto al pubblico, secondo Vinitaly i vini biologici, biodinamici e naturali hanno avuto, nel 2018, un aumento del 18%. Il fatto che un vino sia, semplicemente, sé stesso, realizzato senza manipolazioni e/o aggiunte, da vitigni sempre a bassa resa, trattati solo con sostanze naturali come il tradizionalissimo zolfo, hanno scatenato la fantasia e l’interesse dei bevitori, specialmente giovani.

I centrifugati di frutta e verdura

Un tempo riservati a fruttariani, crudisti e salutisti, i centrifugati di frutta e verdura hanno conosciuto una crescente popolarità: e non si parla di prodotti in bottiglia già confezionati ma dell’operazione, talora certosina, di farseli in casa. Complice l’industria degli elettrodomestici, che ha messo sul mercato estrattori sempre più perfezionati e, nel corso degli anni, sempre meno costosi, dal funzionamento pratico e ottima resa. Si parla di estrattori senza lame, quindi, non di frullatori, e a freddo. Tramite un complesso sistema di pressione, gli juicer estraggono tutto il succo di frutta e verdura, consentendo anche di regolare la quantità di fibre da mantenere nell’estratto. E se eliminare le fibre e gli altri nutrienti da prodotti come frutta e verdura non pare una scelta particolarmente vantaggiosa per la salute, ha sicuramente convertito al consumo i bambini, grazie anche al fatto che gli estratti possono essere trasformati in gelati e sorbetti.

Bacche di Goji, frutti oleosi e semi

Un tempo riservata alle feste, noci, nocciole, mandorle e le più recenti noci del Brasile, gli anacardi, i pistacchi, erano considerati ghiottonerie, da mangiare una volta ogni tanto. Quanto ai modesti semi di girasole o di zucca, delicatezze della tradizione contadina, erano più un passatempo da stadio che un cibo vero e proprio. L’ultimo decennio ha portato invece questi cibi alla popolarità: la frutta e i semi oleosi sono ricchi di grassi monoinsaturi e polinsaturi (Omega 3 e Omega 6), fibre insolubili e proteine (anche se di bassa qualità). Sono ottimi per ritardare il senso della fame, se li si aggiunge in piccole dosi al pasto o li si usa come spuntino. S’intende: il consumo dev’essere moderato e riservato ai giusti momenti, appunto gli spezza fame di metà mattina o metà pomeriggio.

 

Le bacche di Goji

Un tempo esotiche, le bacche di Goji vengono oggi prodotte anche in Italia. Nel 2017, l’Italia è stato il massimo consumatore di bacche di Goji in Europa, e la loro fama è in aumento. I produttori italiani le forniscono anche fresche, non essiccate e ormai vengono utilizzate per produrre yogurt, dolci, birra e chi più ne ha più ne metta. Con il loro contento di minerali come calcio, ferro, potassio e selenio, sembrerebbero stimolare il sistema immunitario, combattendo i radicali liberi e rallentando l’invecchiamento.

Rebel Whopper: la rivoluzione di dicembre 2019

È arrivato come una bomba alla fine del mese di dicembre, ma negli Stati Uniti era già conosciuto come “Impossibile Whopper”. Verosimilmente, negli USA la parola “rebel” non avrebbe avuto molto successo. Ebbene, il nuovissimo whopper senza carne che sa di carne, è il successo di questa fine di decennio. Ha riportato nei fast food (Burger King), un’intera fetta di consumatori che non li visitava da danni. È una fetta destinata a fare, nel giro di pochi anni, massa critica: vegetariani e vegani. Secondo Urispes 2019, infatti, è veg il 7,3% degli italiani, con un aumento lieve ma significativo, di anno in anno. Ma ad aumentare sono i vegani, non i vegetariani. Il Rebel Whopper è adatto, a dire il vero, a vegetariani e vegani abbastanza adattabili: non si capisce infatti se li cucinano su una piastra a parte oppure se la piastra comune viene ripulita con cura prima di metterli al fuoco. Ma hanno due caratteristiche rilevanti: non sono particolarmente costosi e sono davvero buoni. Per un non esperto, indistinguibili da un “whopper” classico; per gli esperti, riconoscibili ma comunque molto simili alla carne. Ancora un mistero l’ingrediente “segreto”.