Cibi trend 2020: salutismo è la parola d’ordine. Ma con gusto.

Cibi trend 2020: se guardiamo al 2019, possiamo prevedere una crescita notevole di alimenti “senza”, senza glutine, senza olio di palma, senza zuccheri aggiunti. Ma anche di prodotti “con”, specialmente i prodotti” funzionali” come le acque e gli yogurt contenenti estratti di piante, semi e cereali.

Via libera a tutti i cereali alternativi: boom della quinoa e del farro ma calo del kamut. Popolarissima l’avena, consumata nelle minestre, negli yogurt, nel porridge, dolce e salato, che si sta imponendo come colazione salutistica anche in Italia.

Anche il Kasha, un porridge russo composto da vari tipi di cereali, senza glutine, sta lentamente prendendo piede: croccante e delizioso, si presta ad un’infinita varietà di soluzioni. Nuovo anche l’amaranto, uno pseudo-cereale proveniente dal sud America, anch’esso assai versatile.

Sempre di gran moda le alghe, che abbiamo imparato ad apprezzare nei ristoranti giapponesi ma che, la parte il sushi, possono essere usate negli impasti e per insaporire insalate e spuntini freddi.

Cibi trend 2020: semi e spezie

Vanno fortissimo i semi, eccellente snack salutistico spezza-fame, non adatto a tutti, però, a causa dell’elevata quantità di fibre, che possono disturbare le persone con problemi gastrointestinali.

È cresciuto, e non solo perché siamo vicini ad Halloween, il consumo della zucca: quest’ortaggio umile e poco costoso, permette in effetti di sbizzarrirsi in ricette dolci e salate, dalle torte ai chips, sino alle sontuose padellate con patate dolci e sedano rapa.

È aumentato anche il consumo di mandorle, con una crescita del 7,7 % nelle vendite: amate soprattutto come spezza-fame, invece delle caloriche e insalubri merendine, le mandole sono delle ottime alleate contro la stanchezza e l’affaticamento, hanno basso contenuto di zuccheri, sono prive di colesterolo e ricche di vitamina E, calcio, potassio.

Cibi trend 2020: una magica ricetta

Grande il successo anche della curcuma, sempre più consigliata per le sue proprietà antinfiammatorie e che ha rappresentato un trend significativo grazie al consumo di latte d’oro, bevanda nata in India e diffusasi rapidamente in tutto il mondo, le cui proprietà sarebbero molteplici: oltre agli effetti depurativi e le proprietà antinfiammatorie, la curcuma allevierebbe i sintomi respiratori nelle infezioni batteriche e virali, grazie anche alla presenza di miele e cannella.

Il Latte d’Oro donerebbe sollievo nei dolori mestruali e potrebbe curare il mal di schiena, lubrificando la colonna vertebrale.

Grande alleata della curcuma è la cannella, sempre più utilizzata in tè, infusi e spremute, che ha registrato nel 2019 un +11,6% di sell-out.

E poi l’avocado, top seller, con il maggior tasso percentuale di crescita delle vendite (+121,0%).

Sta aumentando anche la vendita del cocco, che ha parzialmente perso l’appeal da spuntino da spiaggia e viene finalmente apprezzato in gelati, yogurt e integratori.

Sempre fortissimo il the verde, ormai infuso, è il caso di dirlo, in tutte le salse.

Sostenibilità: in attesa di CIBUS 2020, International Food Exhibition, alcune idee dalle edizioni passate

Ci attende un futuro più sostenibile? Saremo capaci di sviluppare ricette che sfruttino appieno la bontà di questi elementi base? Molte cucine al mondo le usano con risultati spettacolari: basta pensare ai cibi indiani, indonesiani e malesi.

Del resto, già dall’Edizione di Cibus 2018, la Fiera Internazionale del Cibo di Parma, presieduta da Oscar Farinetti, grande risalto era stato dato ai cibi innovati e sostenibili del futuro: e sì, c’erano anche gli insetti, come tutti temevano.

D’altra parte, come già denunciato dagli scienziati di tutto il mondo, il regime alimentare attuale, in gran parte bastato sulla carne e da derivati animali, specialmente quello dei grandi paesi sviluppati, non è più sostenibile e i motivi sono molti: l’immensa quantità d’acqua usata per irrigare i latifondi coltivati a cereali destinati all’alimentazione animale degli allevamenti intensivi, la conseguente deforestazione (attualissimo il caso del Brasile), l’inquinamento.

Carne e latte: la Feed Conversion Ratio

Perché la quantità di prodotti di origine animale che consumiamo oggi inquina, e inquina molto, scrive Guido Cazzola sull’Ecopost. Il giornalista sottolinea che, secondo la FAO, il settore alimentare è responsabile almeno del 15/18% delle emissioni di gas serra a livello mondiale, tanto quanto tutto il settore dei trasporti. Il conto è semplice e si basa sulla Feed Conversion Ratio ovvero il rapporto tra la quantità di risorse necessarie per nutrire un determinato capo da allevamento per tutta la sua vita, e la quantità di cibo che ne viene ricavato per il consumo umano: la specie meno sostenibile è senza ombra di dubbio il manzo. Il suo Feed Conversion Ratio è di 1 a 8. Ciò significa che ogni 8 kg di mangime, si ricava 1 kg di cibo edibile, un rapporto parecchio inefficiente. Ma non va molto meglio con il maiale.

In sostanza, oggi siamo in grado di produrre cibo per sfamare dieci miliardi di persone, ma ne stiamo dando una grossa fetta agli animali e solo per assecondare la nostra voglia di carne e formaggi. Un po’ paradossale.